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Alopecia femminile: cause ormonali, segnali da osservare e quando fare una visita tricologica



La perdita dei capelli nella donna può manifestarsi in modi diversi: una caduta più abbondante del solito, la riga centrale che si allarga, una coda meno folta, capelli più sottili oppure chiazze localizzate senza capelli.

In molti casi la caduta è temporanea, per esempio dopo un periodo di stress, una malattia, una dieta restrittiva o il post-partum. In altri casi, invece, può trattarsi di una forma di alopecia femminile che tende a progredire nel tempo e richiede una diagnosi dermatologica.

L’alopecia nella donna non ha sempre una sola causa. Fattori genetici, ormonali, metabolici, nutrizionali, infiammatori e autoimmuni possono sovrapporsi. Per questo è importante non limitarsi a usare prodotti anticaduta, integratori o shampoo specifici senza aver prima capito l’origine del problema.

Presso IDE – Istituto Dermatologico Europeo di Milano, la valutazione tricologica può includere esame clinico, videodermatoscopia, tricogramma e monitoraggio nel tempo, in base al quadro del paziente.

A cura del Team medico IDE – Istituto Dermatologico Europeo
Pubblicato il: 05 luglio 2024
Aggiornato il: 13 maggio 2026
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la visita dermatologica o tricologica.

Cosa abbiamo aggiornato in questa guida

Questa guida è stata aggiornata per spiegare in modo più chiaro:

  • quali sono i segnali tipici dell’alopecia femminile;
  • come distinguere caduta temporanea e diradamento progressivo;
  • che ruolo possono avere ormoni, PCOS, tiroide, menopausa e post-partum;
  • quando la perdita dei capelli può dipendere da carenze o farmaci;
  • come si svolge una valutazione tricologica;
  • perché il trattamento deve dipendere dalla diagnosi;
  • quando è opportuno rivolgersi al dermatologo.

Alopecia femminile: come si manifesta

L’alopecia femminile non si presenta sempre come una “calvizie” evidente. Spesso i primi segnali sono più sottili e vengono notati dopo mesi.

I segnali più comuni sono:

  • riga centrale più larga;
  • riduzione del volume della coda;
  • capelli più fini e meno corposi;
  • diradamento nella parte superiore del cuoio capelluto;
  • maggiore visibilità della cute tra i capelli;
  • caduta più abbondante durante lavaggio o pettinatura;
  • chiazze senza capelli;
  • stempiatura o arretramento dell’attaccatura;
  • prurito, bruciore, dolore o desquamazione del cuoio capelluto.

La American Academy of Dermatology indica come segnali frequenti nella donna proprio l’allargamento della riga e la riduzione del volume della coda. La stessa fonte descrive la female pattern hair loss come la causa più comune di perdita dei capelli nelle donne, spesso progressiva e più frequente dalla mezza età in poi, anche se può iniziare prima.

Caduta temporanea o alopecia femminile?

Non tutte le donne che perdono molti capelli hanno un’alopecia permanente. Una distinzione importante è quella tra caduta aumentata e diradamento progressivo.

SituazioneCome si presentaPossibile significato
Caduta abbondante e diffusaMolti capelli nella doccia, sulla spazzola o sul cuscinoEffluvio telogen, stress, post-partum, malattia, dieta, carenze
Riga centrale più largaLa cute diventa più visibile nella parte superiore del capoAlopecia androgenetica femminile
Coda meno foltaI capelli sembrano meno numerosi anche se cadono pocoMiniaturizzazione progressiva
Chiazze senza capelliAree rotonde o irregolari prive di capelliAlopecia areata o altre condizioni da valutare
Prurito, dolore o desquamazioneCuoio capelluto infiammatoDermatite seborroica, psoriasi, infezioni, alopecie infiammatorie
Capelli spezzatiFusti rotti a diverse lunghezzeDanno cosmetico, trazione, calore, trattamenti aggressivi

Questa distinzione è essenziale perché un effluvio temporaneo, un’alopecia androgenetica, un’alopecia areata e una malattia infiammatoria del cuoio capelluto non si trattano nello stesso modo.

La AAD sottolinea che il trattamento efficace della perdita dei capelli inizia dall’identificazione della causa; durante la valutazione il dermatologo raccoglie la storia clinica, osserva cuoio capelluto, unghie e aree con perdita di peli, può fare test di trazione e, quando indicato, richiedere esami del sangue o biopsia del cuoio capelluto.

Alopecia androgenetica femminile

L’alopecia androgenetica femminile, chiamata anche female pattern hair loss, è una forma di diradamento progressivo legata a predisposizione genetica e fattori ormonali.

Nella donna tende a presentarsi in modo diverso rispetto all’uomo. Spesso non compare una calvizie netta, ma una riduzione graduale della densità nella parte superiore del capo, con riga centrale sempre più evidente. La linea frontale può rimanere relativamente conservata.

La British Association of Dermatologists descrive la female pattern hair loss come il tipo più comune di perdita dei capelli nelle donne; segnala che può essere legata a fattori genetici e ormonali e che i capelli prodotti dai follicoli interessati diventano progressivamente più piccoli, corti e sottili.

È importante intervenire presto: quando i follicoli sono ancora attivi, il trattamento può avere maggiori possibilità di rallentare la progressione e migliorare la densità. La AAD indica che i risultati sono migliori quando il trattamento viene iniziato ai primi segni di perdita dei capelli.

Ormoni e perdita dei capelli nella donna

Gli ormoni possono influenzare il ciclo di crescita del capello. Per questo alcune donne notano cambiamenti in momenti specifici della vita, come pubertà, post-partum, sospensione o cambio di terapie ormonali, menopausa o presenza di condizioni endocrine.

Gli androgeni, cioè ormoni presenti anche nella donna, possono avere un ruolo nel diradamento quando c’è predisposizione genetica o quando sono aumentati per condizioni come la sindrome dell’ovaio policistico.

Questo non significa che ogni perdita di capelli sia “ormonale”. In molti casi si sovrappongono più fattori: familiarità, stress, ferritina bassa, disturbi tiroidei, infiammazione del cuoio capelluto, farmaci, dieta o malattie recenti.

PCOS e capelli: quando sospettare un problema ormonale

La sindrome dell’ovaio policistico, o PCOS, può associarsi a segni di iperandrogenismo. In alcune donne può comparire diradamento dei capelli con distribuzione simile a quella androgenetica, insieme ad altri sintomi.

I segnali che possono orientare verso una valutazione endocrino-ginecologica sono:

  • ciclo irregolare;
  • acne persistente;
  • aumento di peli su viso, mento, torace o addome;
  • difficoltà a concepire;
  • aumento di peso o difficoltà a perderlo;
  • diradamento dei capelli;
  • familiarità per PCOS o disturbi metabolici.

Mayo Clinic indica tra i sintomi collegati all’eccesso di androgeni nella PCOS l’acne, la crescita di peli su viso e corpo e, in alcuni casi, una perdita dei capelli con pattern maschile. Raccomanda di rivolgersi a un professionista sanitario in caso di irregolarità mestruali, difficoltà a concepire o segni di eccesso androgenico.

In questi casi, la gestione può richiedere un lavoro coordinato tra dermatologo, ginecologo ed endocrinologo.

Menopausa e diradamento dei capelli

Durante la menopausa molte donne notano una riduzione della densità dei capelli. Questo può dipendere da cambiamenti ormonali, predisposizione genetica e altri fattori che diventano più evidenti con l’età.

Il diradamento in menopausa può presentarsi con:

  • riga più larga;
  • capelli più sottili;
  • riduzione del volume;
  • maggiore visibilità del cuoio capelluto;
  • peggioramento di una predisposizione già presente.

La AAD segnala che la female pattern hair loss è più comune nella mezza età e può iniziare intorno ai 40, 50 o 60 anni, anche se alcune donne sviluppano il problema prima.

Non bisogna però attribuire automaticamente tutto alla menopausa. Anche in questa fase vanno considerati tiroide, carenze, farmaci, stress, infiammazione del cuoio capelluto e familiarità.

Post-partum: quando la caduta è temporanea

Dopo il parto molte donne notano una caduta abbondante dei capelli. Spesso si tratta di un fenomeno temporaneo legato al cambiamento del ciclo del capello dopo la gravidanza.

La AAD spiega che la caduta post-partum viene spesso definita “hair loss”, ma in realtà è un’eccessiva caduta temporanea legata al calo degli estrogeni dopo il parto; nella maggior parte dei casi i capelli recuperano progressivamente.

È comunque opportuno fare una valutazione se:

  • la caduta è molto intensa;
  • dura molti mesi;
  • compaiono chiazze;
  • c’è prurito o bruciore del cuoio capelluto;
  • la donna aveva già diradamento prima della gravidanza;
  • sono presenti anemia, stanchezza marcata o disturbi tiroidei.

Il post-partum può infatti rendere più visibile una predisposizione all’alopecia androgenetica o sovrapporsi ad altre cause.

Tiroide, ferro e carenze nutrizionali

La perdita dei capelli può essere il segnale di un problema generale dell’organismo. Disturbi tiroidei, carenza di ferro, perdita di peso rapida, diete restrittive o malattie recenti possono favorire una caduta diffusa.

Il NHS indica tra le possibili cause temporanee di perdita dei capelli malattie, stress, trattamenti oncologici, perdita di peso e carenza di ferro; segnala inoltre che la calvizie femminile può essere permanente e spesso familiare.

Per questo, quando il dermatologo lo ritiene necessario, possono essere richiesti esami del sangue. Non ha senso assumere integratori “per capelli” in modo casuale: se non c’è una carenza reale, l’integratore può non risolvere il problema.

Alopecia areata e altre forme non ormonali

Non tutta l’alopecia femminile è androgenetica o ormonale. Una perdita a chiazze, rapida o irregolare può indicare altre condizioni.

Tra le possibilità da valutare ci sono:

  • alopecia areata;
  • alopecie cicatriziali;
  • lupus o altre malattie autoimmuni;
  • infezioni del cuoio capelluto;
  • dermatite seborroica;
  • psoriasi del cuoio capelluto;
  • follicolite;
  • tricotillomania;
  • alopecia da trazione.

Una chiazza senza capelli, un’area arrossata, dolorosa o desquamante, oppure una perdita associata a croste e bruciore non dovrebbe essere trattata solo con cosmetici o integratori. Richiede una diagnosi dermatologica.

Farmaci, stress e abitudini cosmetiche

Anche farmaci, stress e abitudini cosmetiche possono contribuire alla perdita dei capelli.

Alcune donne notano caduta dopo:

  • malattie importanti;
  • interventi chirurgici;
  • febbre alta;
  • dimagrimento rapido;
  • stress intenso;
  • inizio o cambio di farmaci;
  • trattamenti aggressivi sui capelli;
  • decolorazioni frequenti;
  • piastre e calore eccessivo;
  • extension o acconciature molto tirate.

La AAD segnala che anche alcune abitudini di hair care e acconciature possono danneggiare i capelli e favorire perdita o rottura; in questi casi il dermatologo può raccomandare cambiamenti per interrompere il danno.

Come si svolge la visita tricologica per alopecia femminile

La visita tricologica serve a capire quale tipo di perdita dei capelli è presente e quali cause possono essere coinvolte.

Presso IDE Milano, la valutazione può includere:

1. Anamnesi

Il dermatologo raccoglie informazioni su durata della caduta, velocità di comparsa, familiarità, ciclo mestruale, gravidanze, menopausa, farmaci, diete, stress, malattie recenti, prurito o infiammazione del cuoio capelluto.

2. Esame del cuoio capelluto

Si valuta la distribuzione del diradamento, la presenza di miniaturizzazione, chiazze, arrossamento, desquamazione, seborrea, croste o segni di cicatrice.

3. Valutazione del capello

Il medico osserva calibro, densità, fragilità e qualità del fusto. La differenza tra capelli che cadono dalla radice e capelli che si spezzano è importante.

4. Videodermatoscopia

La videodermatoscopia consente di osservare cuoio capelluto e capelli con ingrandimento, aiutando a valutare densità, diametro dei fusti, follicoli e segni di infiammazione.

5. Tricogramma

Il tricogramma può aiutare a valutare la fase del ciclo del capello e a raccogliere informazioni utili in caso di perdita, fragilità o diradamento. La pagina IDE sulla tricologia descrive il tricogramma come un esame utile per analizzare i capelli nelle diverse fasi di crescita, involuzione e riposo.

6. Eventuali esami del sangue o biopsia

Quando necessario, il dermatologo può indicare esami per ferro/ferritina, tiroide, assetto ormonale o altri parametri. In casi selezionati può essere utile una biopsia del cuoio capelluto.

Trattamenti per alopecia femminile: perché serve prima la diagnosi

Il trattamento dell’alopecia femminile dipende dalla causa.

In base al quadro clinico, il dermatologo può valutare:

  • trattamenti topici;
  • farmaci specifici quando indicati;
  • terapie per infiammazione del cuoio capelluto;
  • correzione di carenze documentate;
  • modifica di abitudini cosmetiche dannose;
  • gestione di dermatite seborroica o psoriasi;
  • monitoraggio con fotografie o videodermatoscopia;
  • collaborazione con ginecologo o endocrinologo;
  • trattamenti strumentali selezionati;
  • eventuale valutazione chirurgica nei casi indicati.

Per la female pattern hair loss, la AAD segnala il minoxidil come trattamento molto utilizzato e approvato per le donne in specifiche formulazioni, ma precisa anche che possono esserci effetti indesiderati locali e che la valutazione dermatologica resta importante.

Il punto centrale è questo: non esiste un unico trattamento valido per tutte le donne. Una caduta post-partum, una PCOS, un’alopecia androgenetica, un’alopecia areata e una carenza di ferro richiedono approcci diversi.

Errori da evitare

In caso di perdita dei capelli nella donna, gli errori più comuni sono:

  • aspettare molti mesi prima di chiedere una valutazione;
  • cambiare continuamente shampoo;
  • iniziare integratori senza esami;
  • usare lozioni anticaduta senza diagnosi;
  • attribuire tutto allo stress;
  • pensare che sia “solo menopausa”;
  • sospendere farmaci senza parlarne con il medico;
  • sottovalutare prurito, bruciore o desquamazione;
  • coprire il diradamento con extension o acconciature molto tirate;
  • non monitorare l’evoluzione nel tempo.

L’obiettivo della visita tricologica non è solo “fermare la caduta”, ma capire quale processo sta avvenendo sul cuoio capelluto.

Quando prenotare una visita tricologica

È consigliabile prenotare una visita tricologica se:

  • la riga centrale si sta allargando;
  • la coda è diventata meno folta;
  • il diradamento è progressivo;
  • la caduta dura da più di 6-8 settimane;
  • compaiono chiazze senza capelli;
  • hai prurito, bruciore, dolore o desquamazione;
  • hai ciclo irregolare, acne o aumento di peli sul viso;
  • sei in post-partum e la caduta è molto intensa o prolungata;
  • sei in menopausa e noti perdita progressiva di densità;
  • hai familiarità per calvizie;
  • hai già provato prodotti anticaduta senza risultati;
  • la perdita dei capelli sta influenzando autostima o benessere.

La perdita dei capelli può essere emotivamente difficile ed è consigliabile parlarne con un medico quando il problema preoccupa o incide sul benessere.

Visita tricologica a Milano presso IDE

Presso IDE – Istituto Dermatologico Europeo di Milano, la visita tricologica permette di valutare la perdita dei capelli nella donna con un approccio dermatologico.

La valutazione può essere utile in caso di:

  • alopecia femminile;
  • diradamento progressivo;
  • riga centrale più larga;
  • caduta post-partum;
  • caduta in menopausa;
  • sospetta alopecia androgenetica;
  • sospetta alopecia areata;
  • dermatite seborroica del cuoio capelluto;
  • prurito o bruciore;
  • capelli fragili o che si spezzano;
  • monitoraggio dei trattamenti.

Prenota una visita tricologica presso IDE Milano.
Capire la causa dell’alopecia femminile è il primo passo per scegliere il percorso più adatto.

FAQ-domande frequenti

L’alopecia femminile è sempre definitiva?

No. Alcune forme sono temporanee, come molti casi di effluvio telogen o caduta post-partum. Altre forme, come l’alopecia androgenetica femminile, tendono invece a progredire se non vengono trattate.

Come capisco se ho alopecia androgenetica femminile?

I segnali tipici sono riga centrale più larga, riduzione della densità nella parte superiore del cuoio capelluto e capelli più sottili. La diagnosi deve essere fatta dal dermatologo o tricologo.

La PCOS può causare perdita di capelli?

Sì, in alcune donne la PCOS può associarsi a segni di eccesso androgenico, tra cui acne, aumento dei peli e perdita dei capelli con pattern androgenetico.

La menopausa fa cadere i capelli?

Può favorire o rendere più evidente il diradamento, soprattutto in donne predisposte. Tuttavia non bisogna attribuire ogni caduta alla menopausa: vanno valutati anche tiroide, carenze, farmaci, stress e condizioni del cuoio capelluto.

Dopo il parto è normale perdere molti capelli?

Sì, molte donne sperimentano una caduta temporanea dopo il parto. La AAD la descrive come eccessiva caduta temporanea legata al calo degli estrogeni. Se però la caduta è molto intensa, dura a lungo o compaiono chiazze, è meglio fare una valutazione.

Gli integratori aiutano contro l’alopecia femminile?

Solo se c’è una carenza documentata o un’indicazione specifica. Se il problema è alopecia androgenetica, alopecia areata, infiammazione del cuoio capelluto o PCOS, l’integratore da solo può non essere sufficiente.

Lo shampoo anticaduta funziona?

Può aiutare la qualità del cuoio capelluto o ridurre irritazione e forfora, ma di solito non basta per trattare un’alopecia vera. Prima bisogna capire la causa.

Quali esami servono per la perdita di capelli nella donna?

Dipende dal caso. Il dermatologo può valutare esami del sangue, assetto tiroideo, ferro/ferritina, parametri ormonali o altri approfondimenti. In alcuni casi può essere indicata una biopsia del cuoio capelluto.

Fonti per la revisione medico-editoriale

Per la revisione di questo contenuto sono state consultate fonti divulgative e medico-scientifiche autorevoli, tra cui American Academy of Dermatology per female pattern hair loss, diagnosi e post-partum; British Association of Dermatologists per alopecia androgenetica femminile; NHS per cause generali, impatto emotivo e trattamento della perdita dei capelli; Mayo Clinic per i sintomi della PCOS collegati all’eccesso androgenico.